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Codice Crisi d’impresa: le modifiche proposte da Confindustria

Codice Crisi d’impresa: le modifiche proposte da Confindustria

E’ intervenuta durante un’audizione davanti la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati Confindustria, con la confederazione chiamata ad esprimere la propria linea di giudizio nell’ambito dell’esame dello schema del Codice della Crisi e dell’impresa.

Diversi i punti toccati da Confindustria all’interno di un lungo testo sviluppato in otto pagine, in cui ci si è soffermati in diversi punti:

  • Procedure di allerta e composizione della crisi con riferimento ai profili relativi al ruolo dei creditori pubblici qualificati e del pubblico ministero, alla modalità di scelta del componente amico dell’OCRI e all’entrata in vigore;
  • concordato con continuità aziendale indiretta e concordato misto;
  • sul coordinamento con la disciplina del diritto del lavoro;
  • sulla specializzazione dei giudici addetti alla materia concorsuale.

Con il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, che in virtù della recente decretazione d’urgenza entrerà in vigore il 1° settembre 2021 come stabilito anche dal Decreto Liquidità, il quadro di riferimento è già stato innovato lavorando ad obiettivi come l’emersione anticipata della crisi e il favore per la continuità aziendale.

Tuttavia, le differenze non mancano. Pertanto, lo Schema e gli eventuali successivi interventi, dovrebbero creare le premesse per un corretto e fluido recepimento della Direttiva: le proposte di Confindustria vanno in questa direzione.

Senza dimenticare ovviamente, la crisi economico-finanziaria che sta attraversando l’Italia e che ha comportato recenti modifiche anche alle norme concorsuali per tener conto delle difficoltà per le imprese legate alla pandemia, così come non si può escludere che si renderanno necessari ulteriori interventi in tal senso.

Procedura di allerta e composizione assistita

In sede comunitaria gli strumenti di allerta sono stati concepiti come meccanismi di informazione e assistenza, attivabili volontariamente dall’imprenditore, a livello nazionale con il Codice, essi si sono tradotti in un’articolata procedura basata su specifici obblighi organizzativi e di segnalazione.

Tale differenza si coglie appieno confrontando le misure dedicate ai creditori pubblici qualificati. La Direttiva si limita a predisporre meccanismi di segnalazione al debitore degli andamenti negativi, da parte di terzi in possesso di informazioni rilevanti come i contabili e le autorità fiscali e di sicurezza sociale; meccanismi la cui istituzione viene sollecitata mediante incentivi a norma del diritto nazionale.

Generica è anche la previsione dell’istituzione di meccanismi di allerta per i casi in cui il debitore non abbia assolto a determinati obblighi, rispetto ai quali il mancato pagamento di imposte o contributi previdenziali è previsto a titolo esemplificativo e non prescrittivo.

Ai sensi del Codice, invece, a fronte del superamento di determinate soglie di indebitamento, i creditori pubblici qualificati come INPS, Agenzia delle Entrate e Agente della Riscossione, sono obbligati ad attivare il meccanismo di segnalazione dapprima nei confronti del debitore e poi, se quest’ultimo non provvede a regolarizzare la propria posizione, al costituendo Organismo di Composizione della Crisi di Impresa (OCRI).

Confindustria non ha nascosto le perplessità riguardanti l’estensione del perimetro dei casi di nomina obbligatoria degli organi di controllo interno nelle Srl. Una simile estensione. Secondo l’organizzazione, poteva giustificarsi solo in assenza della legittimazione alla segnalazione in capo ai creditori pubblici, perché solo in tale circostanza l’allerta avrebbe fatto perno sui presidi endosocietari e sarebbe stato ragionevole ipotizzarne una qualche forma di rafforzamento.

Altra questione, quella riguardante il ruolo del pubblico ministero. Con l’adozione di un approccio flessibile verso gli strumenti di allerta, il legislatore ha finito con il favorire anche l’autonomia privata e circoscritto l’intervento dell’autorità giudiziaria agli ambiti di tutela necessari.

Ciò dovrebbe indurre a rimettere in discussione anche il ruolo del PM, infatti nel recepire le critiche di coloro che ritenevano gli step procedurali dell’allerta privi di una clausola di chiusura, il Codice consente di veicolare a quest’ultimo la segnalazione, a fronte di condotte negligenti del debitore e della sussistenza del suo stato di insolvenza.

Tale previsione appare discutibile, in quanto rischia di rendere il carattere non giudiziale e confidenziale dell’allerta una mera petizione di principio e di conferire piuttosto alla stessa un connotato sanzionatorio.

Concordato con continuità aziendale indiretta e concordato misto

Con il Codice, il concordato con continuità aziendale è destinato a diventare la modalità “ordinaria” di utilizzo dello strumento: tuttavia si sono resi necessari presidi rigorosi a garanzia della serietà anche di queste iniziative concordatarie, presidi che il Codice ha individuato in criteri di tipo occupazionale.

Viene contemplata l’ipotesi che la continuità aziendale possa essere assicurata anche da un soggetto diverso dal debitore, che subentra nell’attività d’impresa per il cosiddetto criterio di continuità diretta. Sotto il profilo giuslavoristico, le diverse forme di subentro individuate dalla norma ricadono nella fattispecie del trasferimento d’azienda. Pertanto, anche in regime di continuità indiretta, il rapporto dei lavoratori impiegati al tempo del trasferimento continuerà con l’impresa subentrante.

Al riguardo, il Codice richiede il mantenimento o la riassunzione di un numero di lavoratori pari ad almeno la metà della media di quelli in forza nei due esercizi antecedenti il deposito del ricorso, per un anno dall’omologazione.

Il Codice contempla poi la figura del concordato misto richiedendo che i creditori vengano soddisfatti in misura prevalente dal ricavato prodotto dalla continuità. Un’interpretazione letterale di una simile previsione potrebbe indurre a una mera comparazione dei flussi di cassa percepibili dalla liquidazione dei beni non funzionali e quelli ricavabili dalla continuità aziendale.

Se così fosse, si rischierebbe di deprimere la funzione del concordato con continuità, che è tale se consente di superare la crisi mantenendo l’impresa sul mercato anche a seguito di dismissioni di cespiti non essenziali.

Coordinamento con la disciplina del diritto del lavoro

Il Codice riformula i commi 5 e 5-bis, prevedendo che anche nei casi di trasferimento d’azienda riguardanti imprese in procedura di liquidazione o concordato preventivo liquidatorio, vigano:

  • l’obbligo di continuità del rapporto di lavoro con il cessionario
  • l’obbligo di applicazione dei trattamenti economici e normativi previsti dalla contrattazione vigente al momento del trasferimento
  • il divieto di licenziamento motivato dal trasferimento d’azienda. È fatta salva la possibilità di stipulare patti in deroga, con contratto collettivo intervenuto nelle more delle consultazioni sindacali;

Se l’impresa è stata interessata da una procedura liquidatoria, è molto probabile che il suo assetto occupazionale non fosse correttamente dimensionato. Non nappare nemmeno risolutiva la possibilità di patti in deroga, considerato che le organizzazioni sindacali non saranno disposte a intervenire in termini peggiorativi su diritti che ai lavoratori spettano per legge.

Specializzazione dei giudici addetti alla materia concorsuale

Durante l’iter di approvazione del Codice, la mancata attuazione del principio di specializzazione dei giudici non è passata inosservata in sede di espressione dei pareri parlamentari da parte delle Commissioni competenti.

La Commissione Giustizia del Senato, ha rilevato l’opportunità di “dare attuazione alla legge delega nella parte in cui richiede l’adozione di norme in tema di specializzazione dei giudici addetti alla materia fallimentare”.

La stessa Direttiva inoltre prescrive formazione adeguata e competenze necessarie per adempiere alle responsabilità dei membri delle autorità giudiziarie e amministrative che si occupano delle procedure di ristrutturazione, insolvenza ed esdebitazione, anche in un’ottica di efficienza e rapidità nei tempi di trattamento delle procedure.

Inoltre, essa suggerisce l’istituzione di sezioni specializzate e la nomina di giudici specializzati presso un certo numero di tribunali.

Quindi, considerati i recenti interventi normativi emergenziali diretti alla celere definizione e al contenimento dei processi giudiziari pendenti o allo smaltimento, sarebbe opportuno valutare l’utilizzo delle risorse così stanziate prioritariamente al fine di formare o assumere giudici specializzati per la celere definizione dei procedimenti concorsuali e lo smaltimento del relativo carico pendente.

Sarebbe opportuno dare attuazione alla previsione della delega, istituendo presso un certo numero di tribunali sezioni specializzate e dedicate a questa materia, così da elevare i livelli di tempestività, prevedibilità e qualità delle decisioni.

Clicca il link per accedere al testo integrale presentato da Confindustria.

Tag: Codice crisi d'impresa, Confindustria, Crisi d'impresa, Schema Codice della Crisi d'Impresa