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Credito d’imposta: requisiti, beneficiari e cessione

Credito d’imposta: requisiti, beneficiari e cessione

Con il DL 34/2020, nell’articolo 121, si è disposto come le detrazioni d’imposta siano trasformabili in credito d’imposta cedibile, e quindi in sconto sul corrispettivo dovuto anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi, il quale a sua volta lo può recuperare e sotto forma di credito di imposta cedibile ad altri soggetti, incluse banche ed altri soggetti finanziari.

L’emergenza sanitaria che ha flagellato il mondo senza risparmiare il nostro paese, ha contribuito a creare una crisi economica grave, che ha costretto il Governo a dover varare alcuni provvedimenti per la ripresa; tra questi rientra anche la detrazione d’imposta al 100% per le spese relative a specifici interventi edilizi, finalizzati per lo più all’efficientamento energetico e statico degli edifici.

La sua fruizione è favorita dell’opzione della sua trasformazione in credito d’imposta, tanto da parte del titolare della detrazione che del fornitore eventualmente subentrato nel relativo diritto in funzione del correlato sconto praticato in fattura, che della cedibilità a terzi del credito medesimo.

Credito di imposta ed immobili

Da oggi è possibile utilizzare il credito d’imposta del 60 per cento del canone mensile per la locazione, il leasing o la concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento di attività industriali, commerciali, artigianali, agricole.

Lo ha reso noto l’Agenzia delle Entrate, la quale ha istituito il codice tributo ‘6920’ che consente alle imprese la compensazione con modello F24, utilizzando i servizi telematici delle Entrate. L’Agenzia ha provveduto a fornire anche i primi chiarimenti sull’utilizzo della misura agevolativa prevista dall’articolo 28 del decreto Rilancio.

Dai requisiti per accedere sino alle modalità di fruizione del credito, il documento di prassi si sofferma anche sui beneficiari includendo anche i forfetari e gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale.

Il credito d’imposta è pari al 60 per cento del canone locazione degli immobili ad uso non abitativo e al 30 per cento del canone nei casi contratti di affitto d’azienda. L’importo da prendere a riferimento è quello versato nel periodo d’imposta 2020 per ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio.

È comunque necessario che il canone sia stato corrisposto, in caso di mancato pagamento la possibilità di utilizzare il credito d’imposta resta sospesa fino al momento del versamento, al contrario, se il canone è stato versato in via anticipata, sarà necessario individuare le rate relative ai mesi di fruizione del beneficio parametrandole alla durata complessiva del contratto.

Quando le spese condominiali sono pattuite come voce unitaria all’interno del canone di locazione e tale circostanza risulti dal contratto, anche le spese condominiali possano concorrere alla determinazione dell’importo sul quale calcolare il credito d’imposta.

I beneficiari

A beneficiare del credito d’imposta per canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, sarà chi svolge attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio.

Il credito di imposta è riconosciuto alle strutture alberghiere e agrituristiche a prescindere dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente. Tra questi rientrano anche gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Per questi, l’eventuale svolgimento di attività commerciale in maniera non prevalente rispetto a quella istituzionale non pregiudica la fruizione del credito d’imposta anche in relazione a quest’ultima attività.

Si ritengono inclusi i forfetari e le imprese agricole e anche coloro che svolgono un’attività alberghiera o agrituristica stagionale; in tal caso, i mesi da prendere a riferimento ai fini del credito d’imposta sono quelli relativi al pagamento dei canoni di aprile, maggio e giugno.

Requisiti per l’accesso

Il credito d’imposta spetta a condizione che i soggetti esercenti attività economica abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio di almeno il cinquanta per cento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente.

Il calo del fatturato o dei corrispettivi deve essere verificato mese per mese, procedimento che potrebbe portare al verificarsi del caso, che il credito d’imposta possa spettare solo per uno dei tre mesi; la condizione del calo del fatturato si applica esclusivamente ai locatari esercenti attività economica mentre per gli enti non commerciali non è prevista questa verifica con riferimento all’attività istituzionale.

Per questi soggetti, quindi, il requisito da rispettare ai fini della fruizione del credito d’imposta (oltre al non aver conseguito nell’anno precedente flussi reddituali in misura superiore a 5 milioni di euro) è che l’immobile per cui viene corrisposto il canone abbia una destinazione non abitativa e sia destinato allo svolgimento dell’attività istituzionale. La circolare inoltre chiarisce che il credito spetta a prescindere dalla categoria catastale dell’immobile, rilevando l’effettivo utilizzo dello stesso nelle attività sopra menzionate.

Utilizzo del credito d’imposta

Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa può essere ceduto. La cessione può avvenire a favore del locatore o del concedente, oppure di altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito per questi ultimi.

Nell’ipotesi in cui il credito d’imposta sia oggetto di cessione al locatore o concedente il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione, nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

In altri termini, in questa particolare ipotesi è possibile fruire del credito anche in assenza di pagamento, fermo restando, però, che deve intervenire il pagamento della differenza dovuta rispetto all’importo della cessione pattuita, le modalità attuative delle disposizioni relative alla cessione del credito d’imposta saranno definite nel provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate previsto per le altre misure emanate per fronteggiare l’emergenza da COVID-19.

Il credito è utilizzabile anche nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa oppure in compensazione successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni: la compensazione avviene utilizzando il modello F24 da presentare esclusivamente attraverso i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e indicando il codice tributo “6920”.

Tag: Credito d'imposta, Credito d'imposta cedibile, DL 34/2020