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Mini finanziamenti: chi può farne richiesta?

Mini finanziamenti: chi può farne richiesta?

La questione mini finanziamenti, argomento di cui si parla nel’articolo 13 del DL 23/2020 e la relativa compilazione del modulo per la richiesta della garanzia al 100% su di essi, presenta sin da subito alcuni aspetti poco chiari e alcuni problemi non risolvibili facilmente su due piedi.

Sono diverse le problematiche interpretative con riferimento ai punti del modulo a cui si uniscono anche le incertezze che gravitano attorno agli aiuti di Stato nei confronti del soggetto interessato.

Nei punti 14 e 15 del modulo di compilazione infatti, il soggetto richiedente deve auto-dichiarare di essere stato danneggiato dall’attuale emergenza sanitaria ed indicare l’importo dei ricavi conseguiti nell’ultimo esercizio sociale.

Un’operazione che non può essere fatta in maniera “superficiale” visto che si tratta di assumersi la responsabilità di riportare informazioni che, se indicate erroneamente, potrebbero portare alla revoca dell’agevolazione concessa ed all’applicazione di pesanti sanzioni.

Autocertificazione del danno subito: fattori da tenere conto

Cominciando dall’auto-dichiarazione del danno subito, la domanda è quali sono i parametri da dover prendere in considerazione per poterla presentare correttamente. Di certo in primis non può mancare il fatturato del soggetto richiedente, il quale avere subito una contrazione nel periodo emergenziale, basti solo pensare alle misure di lock down prese dal governo che hanno coinvolto l’attività lavorativa nella chiusura temporanea degli esercizi decisa dall’esecutivo.

Tuttavia, è impossibile pensare di non tenere in considerazione il fatto che, anche se l’attività in questione non è rientrata tra quelle soggette a chiusura, il blocco generale del’economia che si è venuto a creare riducendo solo ai beni di prima necessità l’indotto da commercio può avere comportato indirettamente una riduzione del fatturato del soggetto richiedente.

Anche in questo caso, quindi, si può ritenere che sussistano i requisiti per accedere al beneficio. Dubbi invece, potrebbero sorgere con riferimento a quei casi in cui l’emergenza sanitaria ha determinato una modificazione importante della natura della clientela del soggetto.

E’ il caso dei commercianti di prodotti alimentari, che se da un lato hanno visto hanno visto azzerarsi i profitti nei confronti di hotel, ristoranti o altre aziende in generale, dall’altro hanno incrementato in maniera considerevole il proprio fatturato nei confronti delle persone fisiche. Proprio questo caso di perdita da una parte e guadagno dall’altra, rende più complicato fare una valutazione: è pensabile però che il beneficio non possa essere negato qualora l’incremento di fatturato nei confronti di privati non sia stato sufficiente a colmare le “perdite” verso le aziende.

Importo del finanziamento e documentazione

E’ stato stabilito che i mini finanziamenti devono essere di importo non superiore al 25% dell’ammontare dei ricavi del soggetto beneficiario, come risultante dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia.

Per i soggetti costituiti dopo il 1° gennaio 2019 si può utilizzare un’autocertificazione oppure altra idonea documentazione, che va inserita nel punto 15 del modulo. Qualche problema in più ad applicare ciò, sorge inevitabilmente per i soggetti che si sono costituiti entro il 31 dicembre 2018, molti di loro infatti alla data attuale non hanno provveduto a depositare né bilanci né la dichiarazione dei redditi in riferimento all’anno 2018.

In questa situazione infatti, il problema sarebbe rappresentato dalla domanda su quali siano i documenti da prendere come riferimento, se prendere in considerazione il bilancio o la dichiarazione dei redditi dell’anno 2017, oppure fare riferimento alla dichiarazione Iva per l’anno 2019, visto che poteva essere presentata a partire dal 1° febbraio 2020 .

La prima soluzione, seppur valida, potrebbe scontrarsi con eventuali riduzioni di fatturato conseguite dall’impresa o dal professionista nel 2018 rispetto al 2017. Il riferimento alla dichiarazione Iva per l’anno 2019 (o per l’anno 2018) sembra invece meno sicuro.

Nonostante si tratti sempre di una “dichiarazione fiscale”, come richiesto della norma, è anche vero che la parametrazione del finanziamento è stabilita con riferimento ai “ricavi”, cioè ad una grandezza non intercettata dalla dichiarazione Iva che si riferisce al volume di affari.

A fare chiarezza ci ha pensato l’intervento dell’Abi, nella circolare del 16 aprile 2020, dove ha ammesso il riferimento alla dichiarazione Iva per l’anno 2019 per i soggetti costituiti dopo il 1° gennaio 2019. Ciò, per ragioni di uguaglianza di trattamento, potrebbe consentire l’utilizzo di questo documento anche ai soggetti costituiti prima.

Soggetti costituiti nel 2020 e operazione di cessione

Può esserci però il caso in cui, la costituzione sia avvenuta nel 2020 e non si avesse quindi la possibilità di riferirsi nemmeno alla dichiarazione Iva per il 2019. In questa ipotesi non ci sono alternative, in quanto dovranno essere considerati i ricavi conseguiti nel 2020 fino alla data della richiesta, anche se ciò comporterà di poter accedere ad un finanziamento di importo molto ridotto.

Nel caso di soggetti coinvolti in operazioni di cessione o affitto di azienda, la norma introduce una facilitazione: in tali casi “si considera altresì l’ammontare dei ricavi risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi o dall’ultimo bilancio depositato dal cedente o dal locatore”.

La norma sembra consentire la sommatoria dei ricavi conseguiti dal dante causa e dall’avente causa nell’esercizio in cui è avvenuta l’operazione, così da evitare il frazionamento temporale dei ricavi in capo a due soggetti diversi. Data il principio espresso dalla norma, si può ritenere che il medesimo approccio possa essere adottato anche in altri casi come il conferimento o la fusione.

Tag: DL 23/2020, Richiesta mini finanziamenti, mini finanziamenti