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Nuovi PIR: come cambiano con il Decreto Rilancio

Nuovi PIR: come cambiano con il Decreto Rilancio

L’art. 136 del Decreto Rilancio “Incentivi per gli investimenti nell’economia reale” ha introdotto molteplici novità per quanto concerne l’incentivo ad investimenti nel mondo delle società non quotate, con l’obiettivo di potenziare quelli che sono gli investimenti dei risparmi privati del singolo cittadino nei confronti del mondo delle imprese, attraverso appositi piani di risparmio a lungo termine, anche detti PIR.

I piani di risparmio a lungo termine sono dei contenitori di investimenti incentivati a livello fiscale e rivolti solo ed esclusivamente a persone fisiche non impegnate nell’attività commerciale e residenti in Italia. I vantaggi fiscali che questi piani offrono sono diversi e vanno dall’esenzione totale delle imposte sugli utili a quella delle imposte su capital gain, passando per l’esenzione dall’imposta di successione.

I Pir sono nati in principio con la Legge Finanziaria del 2017 come una destinazione di somme o valori per un importo massimo annuale di 30.000 euro, per persona fisica con un limite d’investimento massimo di 150.000 euro.

Per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, è necessario detenere per almeno cinque anni l’investimento fatto. Altra peculiarità di questi, la presenza di alcuni vincoli e l’obbligo di riservare una quota del 70% nelle obbligazioni e azioni di società quotate e non emesse da imprese residenti in Italia, negli stati membri UE e dello spazio economico europeo ma con attività stabile in Italia.

A ciò si aggiunge il fatto che una fetta del 70% in obbligazioni, il 30% per esattezza, deve essere investito in strumenti finanziari non inclusi nell’indice FITSE MIB.

Una nuova categoria di PIR

L’articolo all’interno del Decreto Rilancio modifica e non di poco la disciplina dei PIR introducendo quindi una nuova categoria di PIR, in cui l’innalzamento del limite di investimento è teso a rendere più favorevole la creazione di PIR mediante mandato fiduciario.

Il comma 1 infatti permette una maggiore concentrazione dell’esposizione verso uno stesso emittente, dal 1° gennaio scorso infatti i PIR che rispondono ad una specifica configurazione del portafoglio delle attività permetteranno una quota totale di strumenti finanziari in capo ad uno stesso emittente pari al 20% del totale quando prima dell’ultimo decreto era fissato al 10%.

Il comma 2 aumenta invece le somme destinate di anno in anno ai PIR, con cifre che si gonfiano da 30.000 a 150.000 euro, fino ad un tetto massimo complessivo elevato a 1.500.000 euro. La lettera b) dello stesso comma stabilisce invece che una persona fisica può essere titolare di un solo PIR a partire da quest’anno.

Infine, l’ultima novità è rappresentata dal fatto che tra gli investimenti ammissibili oltre quelli finanziari, vengono incluse anche fonti di finanziamento in alternativa al capitale bancario come la concessione di prestiti e l’acquisizione di crediti alle imprese.

Tag: Decreto Rilancio, PIR, Piani di risparmio a lungo termine